sabato 13 febbraio 2010

Paranormal Activity (USA 2007) di Oren Peli

Fenomeni di marketing come Paranormal Activity non si sa mai come giudicarli. Un bluff totale, come ripetono gli anticonformisti per partito preso? Un capolavoro del terrore “da non dormire la notte”, come strillano i manifesti pubblicitari? La verità sta probabilmente nel mezzo. Di certo è difficile restare equilibrati di fronte a una campagna pubblicitaria tanto spropositata, con contorno di improbabili aneddoti (si è parlato di svenimenti e attacchi di panico) legati alle proiezioni cinematografiche del film.
Le vicende della produzione sono note: girato con un budget miserrimo di 15.000 euro da un regista esordiente con troupe di fortuna e attori dilettanti, Paranormal Activity è stato presentato in un paio di festival cinematografici ed ha ottenuto grande fama su internet grazie al tam tam sui social network. Da lì alle major il passo è stato breve: l’opera prima di Oren Peli (nome che sembra uscito dai finti trailer di Maccio Capatonda…) ha attirato l’attenzione addirittura di Spielberg il quale, fiutato l’affarone, ha apportato qualche piccola modifica di forma (un finale leggermente diverso, qualche taglio) e l’ha lanciata in pompa magna nei cinema americani. Risultato: oltre 150 milioni di incasso.
La veste formale – un finto documentario girato dagli stessi protagonisti, con tutto il repertorio di inquadrature traballanti e zoom fuori fuoco – è certamente l’elemento più appariscente di Paranormal Activity, benché preso pari pari da un analogo fenomeno di marketing come The Blair Witch Project. La storia è quella di Katie e Micah, una coppia di fidanzatini appena trasferiti in una casa nuova che ricevono le visite sempre più allarmanti e insistenti di una misteriosa presenza demoniaca che perseguita Katie da quando aveva otto anni. Per far fronte al problema Micah decide di riprendere la loro vita con una telecamera (le sue riprese costituiscono l’insieme del film) e Katie di interpellare il dottor Fredrichsen, un esperto di spiritismo: ovviamente la situazione non tarderà a precipitare.
La trama, semplice e canonica (pure troppo, dicono i detrattori), è uno dei punti di forza di Paranormal Activity: un film che, in pieni anni 2000, torna alle basi del genere, a quegli elementi archetipici (le case infestate, le tavolette ouja, i demoni malvagi) che altrove risulterebbero banali ma che qui assumono una forza particolare grazie all’estremo iperrealismo dell’impostazione. Ciò che colpisce è l’accostamento fra questi elementi ancestrali del terrore e la vita quotidiana di una moderna coppietta qualunque, in ossequio all’imprescindibile regola colta da Freud nel suo celebre saggio sul perturbante: tanto più intensa è la paura quanto più è familiare e quotidiano il contesto in cui si sviluppa. Ebbene, il film vive di questo contrasto e lo amplifica a dismisura, grazie all’espediente facile ma efficace delle riprese amatoriali che danno l’impressione di spiare l’esistenza privata dei due protagonisti.
Altra antica regola dei film di paura è alludere e non mostrare mai troppo. Non avendo praticamente mezzi produttivi a disposizione Oren Peli ha fatto di necessità virtù, rinunciando del tutto alla materializzazione dell’orrore e lasciando che sia l’immaginazione dello spettatore a fare tutto il lavoro, sulla base degli scarni suggerimenti (orme, rumori, porte che sbattono) intelligentemente disseminati lungo il film. Se l’espediente funzioni, sta al singolo spettatore deciderlo. Oggettivamente va riconosciuto che la costruzione del meccanismo è piuttosto sapiente, con una progressione che parte lenta e si carica via via di tensione fino alla catastrofe finale.
A fronte di tutto ciò le pecche sono fin troppo evidenti: il film è troppo ripetitivo, talvolta noioso, spesso decisamente naive e incline al ridicolo involontario. Ma di certo non suona eccessivo riconoscere a Paranormal Activity il valore di un’esperienza cinematografica curiosa, affascinante, particolare. Terrorizzante magari no, checché ne dicano i trailer. Se è la paura quella che cercate, volendo restare in tema di case infestate, molto meglio rispolverare un classico glorioso come Gli invasati di Robert Wise: è del 1964, ma i brividi sono ancora oggi assicurati.

2 commenti:

Roberto Fusco Junior ha detto...

Gli invasati è un film incredibile!

Jack Skellington ha detto...

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